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Test Speciali

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Test Matrix

Fino a poco tempo fa la valutazione del beneficio funzionale era difficile e statica, quindi l’informazione per il professionista era parziale. Con il nuovo test di Matrix, messo a punto dall’Università di Oldenburg insieme ad un’equipe di università europee, fra cui La Sapienza di Roma, permette di valutare dinamicamente due parametri protesici:
– il primo è il fabbisogno del rapporto “segnale/rumore” (cioè quanto la voce dell’interlocutore debba essere più forte del rumore di sottofondo, per capire almeno il 50% delle parole);
– il secondo è la capacità residua del paziente di mantenere l’attenzione nell’ascolto (un paziente può essere ben protesizzato, ma non “allenato”).

Questi dati permettono all’audioprotesista di indirizzare le scelte protesico-riabilitative.

Misure in vivo

Come dalle precedenti descrizioni, si intuisce che questa procedura necessita di un controllo: chi ci dice cosa succede sul timpano, quando l’apparecchio è acceso?

La risposta è: le “misure in vivo”.

Per mezzo del “freefit”, inseriamo un microfono microscopico all’altezza del timpano e misuriamo in tempo reale eventuali eccessi o difetti di suono, che infastidiscono o sono insufficienti per la corretta e naturale udibilità.

“Gli apparecchi non sono assolutamente tutti uguali, ma la scelta di un apparecchio tecnologicamente avanzato non ha senso se non è associato al protocollo che permette di sfruttare tutte le sue potenzialità.”

Otoscan

Un altro fattore che è di fondamentale importanza e che influenza la riuscita della correzione, è costituito dall’accoppiatore, ovvero l’accessorio che permette all’apparecchio acustico di far giungere correttamente il segnale elaborato al timpano.

La prima cosa è scegliere quello giusto, in relazione alla curva audiometrica; la seconda cosa è realizzare l’impronta del condotto uditivo e del padiglione per la sua realizzazione.

Fino a ieri era necessaria l’iniezione di un silicone fluido a mezzo di una siringa o pistola nell’orecchio, inserendo prima un tamponcino di spugna o cotone, a protezione del timpano, attendere l’indurimento del silicone ed estrarre l’impronta. In questa pratica era comunque presente una certa dose di rischio.

Oggi, finalmente, utilizziamo la luce laser senza rischi.

“Gli apparecchi non sono assolutamente tutti uguali, ma la scelta di un apparecchio tecnologicamente avanzato non ha senso se non è associato al protocollo che permette di sfruttare tutte le sue potenzialità.”

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